Giulietta Masina e le sue origini sandonatesi

Giulietta Masina (copertina libro “Giulietta Masina, donna e attrice”)

Sono trascorse poche settimane da una data importante per il cinema italiano. Come sempre accade le ricorrenze tonde hanno un valore speciale, se poi queste solo legate ad un 100 lo sono infinitamente di più. Sono trascorsi cento anni dalla nascita di Giulietta Masina una delle più grandi attrici del cinema italiano il cui essere stata la moglie di Federico Fellini potrebbe apparentemente aver messo in un cono d’ombra la sua immensa bravura. Ma proprio questo loro vivere in simbiosi ha ancor più accresciuto la qualità dell’una come dell’altra carriera.

Giulietta e quella mamma di San Donà di Piave
Angela Flavia Italia Pasqualini nel 1919 (“Giulietta Masina, donna e attrice”, 2013)

Solo in epoca recente ho ben capito il perchè nel sandonatese vi fosse un attaccamento particolare nei confronti di quest’attrice dal marcato accento bolognese, nonostante fin da piccola abbia vissuto lungamente a Roma. Le radici di Giulietta Masina erano venete, ed in particolare di San Donà di Piave. La mamma Angela era originaria di San Donà di Piave, qui era nata e vissuta per quasi trent’anni, sino a quando si sposò nel paese bolognese di San Giorgio di Piano con il violinista Gaetano Masina. Questa è un’altra particolarità della giovane attrice che negli anni quaranta muoveva i primi passi sulle scene italiane, a differenza di tante colleghe dell’epoca lei non adottò un nome d’arte. Il nome di Giulia Anna Masina rimase praticamente tale con l’unico utilizzo del vezzeggiativo Giulietta come la “battezzò” il giovane Federico Fellini quando l’incontrò a Roma e con il quale appena maggiorenne subito si fidanzò, sposandolo nel 1943 ed iniziando un lungo sodalizio famigliare e lavorativo di oltre cinquant’anni.

Giulietta Masina e le radici sandonatesi

Scrivere di Giulietta Masina è però solo uno spunto per conoscere meglio le radici sandonatesi della grande attrice italiana. E’ bastato spulciare un pò i registri dell’epoca per trovare tra la polvere del passato tante piccole particolarità che fanno una storia. La madre di Giulietta era una maestra di scuola, i genitori della mamma erano ambedue dei maestri di scuola e addirittura il nonno paterno di Angela Flavia era un maestro di scuola. Una famiglia dunque che ha avuto un ruolo importante tra la gioventù della San Donà di quel tempo. E decine e decine di anni dopo alle elementari di San Donà di Piave sia io che mio fratello abbiamo avuto un maestro con lo stesso cognome, sarà un caso o semplice maestra discendenza?

La famiglia Pasqualini a San Donà
14 dicembre 1873, le pubblicazioni del matrimonio tra Giuseppe e Giovanna (Archivio Stato Civile, San Donà di Piave)

Vi è una particolarità nella famiglia della mamma di Giulietta, sia il padre che la madre avevano lo stesso cognome di Pasqualini. Se il padre Giuseppe era originario di Grisolera, la madre Giovanna lo era di Noventa di Piave, paese dal quale era comunque originaria anche la famiglia di Giuseppe Pasqualini. Un grande cerchio che sconfina prima dell’unità d’Italia, il che rende difficile dire se tra le due famiglie Pasqualini ci fossero altri legami di parentela. La cosa certa è che il 23 dicembre 1873 Pasqualini Giuseppe Annibale e Pasqualini Giovanna convogliarono a nozze a San Donà di Piave. Entrambi erano maestri di scuola in città, quasi coetanei, lui il giorno prima delle nozze aveva compiuto 26 anni, lei ne aveva 28. Giuseppe era nato a Grisolera nel 1847, il padre Luigi vi si era trasferito da Noventa di Piave per fare il maestro di scuola ed era sposato con Canella Maddalena. Giovanna, detta Anna come attestato nelle numerose trascrizioni nel registro delle nascite del Comune di San Donà, era figlia di Ferdinando che in quel di Noventa di Piave assieme alla moglie Menon Angela era offelliere, e magari aveva una offelleria. Termini un pò oscuri oggigiorno anche se tuttora esistenti (l’Antica Offelleria Bernardi tutt’oggi a Montebelluna produce le squisite «Angeliche»), oggi il termine ben più comune per definirne il mestiere è quello di pasticcere. Sempre a San Donà di Piave ma in località Mussetta vi era un altro Pasqualini, Francesco, anche lui di professione offelliere e sicuramente vi sarà stato un legame con i Pasqualini di Noventa di Piave.

Dopo le nozze arrivano i figli

Il primo anno di matrimonio non fu facile per i coniugi Pasqualini che risiedevano al civico cinquanta della Piazza a San Donà di Piave. Subito in dolce attesa Giovanna diede alla luce il primo figlio proprio il giorno del compleanno del marito Giuseppe, il 22 dicembre 1874. Purtroppo il neonato morì dopo un solo giorno. Gli fu comunque dato il nome di Luigi, lo stesso del nonno paterno. Proprio Pasqualini Luigi, padre di Giovanni, che per tanti anni era stato maestro a Grisolera morì nel 1877, all’età di 61 anni.

Il Vecchio Duomo di San Donà di Piave, poi distrutto nella prima guerra mondiale, i Pasqualini vivevano al civico numero cinquanta nel centro cittadino

Giovanna “Anna” Pasqualini nel momento del matrimonio aveva 28 anni, i successivi quindici vedrà la maestra sandonatese impegnata anche nel non facile compito di madre. Dopo la perdita del primogenito Luigi nel 1874, già nel novembre successivo ci fu la nascita di un nuovo figlio maschio, Eugenio. Nell’agosto del 1878 fu la volta di Luigi, il cui nome ricordava sia il fratello primogenito morto dopo un solo giorno che il nonno paterno scomparso l’anno prima. La tradizione di associare i nomi di famigliari a quello dei propri figli fu ampiamente praticata dai coniugi Pasqualini. Detto dei primi tre, nel marzo 1880 nacque Giuseppe Ferdinando. Erano tempi tristi quelli per i nascituri, tanti erano quelli che non riuscivano a superare l’anno di vita, e ancora una volta la famiglia Pasqualini dovette sopportare un’altra tragedia dopo quella del primogenito: Ferdinando morì dopo solo dieci giorni. Nel giugno 1881 torna il sereno in famiglia con la nascita della prima figlia Maria Maddalena Angela, i cui nomi sono a ricordar le nonne. Nell’ottobre del 1883 nacque Angela Flavia Margherita la stessa morì prematuramente nel settembre 1885, un mese prima era nato Giuseppe che anni dopo divenne sacerdote. Il 3 dicembre 1888 nacque Angela Flavia Italia, futura mamma di Giulietta Masina, parte dei nomi assegnateli è a ricordo della sorella prematuramente scomparsa e quell’Angela è anche a ricordo della nonna paterna, la “pasticcera”. Quando nacque Angela Flavia, la mamma Giovanna aveva quasi quarantaquattro anni, otto i figli dati alla luce di cui cinque viventi.

I figli nel nuovo secolo
San Donà di Piave in una veduta di Viale Stazione dei primi anni del novecento, si narra che affacciate alle finestre della loro casa ci fossero la maestra Pasqualini con la figlia Angela Flavia

Sia Eugenio, classe 1875, che Luigi, classe 1878, si vedranno poi iscritti all’ufficio leva per quel militare che dopo l’unità d’Italia divenne un’incombenza dei primi figli maschi. Eugenio all’epoca era ancora studente poi proseguirà gli studi sino a divenire professore, la parte alta dell’insegnamento, e lo ritroveremo ancora protagonista della nostra storia dopo la nascita di Giulietta Masina. Nel 1903 la sorella di Angela, Maria Maddalena si sposò con Borini Alessandro un daziere originario del padovano. Il secondogenito Luigi divenuto disegnatore nel 1904 sposerà la bellunese Bortoletti Annita, una ventenne possidente rimasta orfana. Nel 1909 muore la mamma di Angela, Giovanna o Anna come la si trova in tanti atti, ormai pensionata viveva in viale Stazione 10, l’odierno inizio di via Garibaldi. Angela Flavia quasi maggiorenne divenne in seguito maestra, era lei a occuparsi del padre di cui però non conosciamo la data della morte. Sino al 1915 non è riportata nei registri comunali sandonatesi, ma nel 1914 nell’atto nel quale si segnalava la morte del figlio sacerdote Giuseppe avvenuta a Montebelluna, la paternità era preceduta da un “fu”, come a dire che il padre Giuseppe Pasqualini era nel frattempo morto anche se non esisteva la trascrizione nei registri di San Donà. Oppure potrebbe essere un semplice errore e il maestro Giuseppe sia scomparso successivamente.

Angela Flavia da San Donà di Piave a San Giorgio di Piano
9 maggio 1920 le pubblicazioni del matrimonio di Gaetano e Angela (Archivio Stato Civile, S. Giorgio di Piano)

L’approssimarsi della guerra tutto cambiò, Angela Flavia divenuta maestra iniziò ad insegnare. San Donà di Piave venne travolta dall’invasione austro-ungarica e presumibilmente anche la maestra sandonatese fu costretta a vivere da profuga. Pur mantenendo la residenza a San Donà di Piave la ritroviamo insegnante a San Venanzio di Galliera nel bolognese, qui incontra il coetaneo Gaetano Masina. Lui era in quel momento violinista in un’orchestra ma aveva molto viaggiato per il suo lavoro sia in Italia che all’estero, tanto che alla pari di Angela Flavia alla soglia dei trent’anni ancora non si era sposato. Tra i due fu subito amore e il sabato prima di Pentecoste del maggio 1920 si sposarono a San Giorgio di Piano, il paese dello sposo. Al tempo entrambi i genitori di Angela erano morti, mentre erano viventi quelli di lui, due famiglie che comunque erano accomunate dal fatto che questi sposi trentenni quando nacquero avevano i loro genitori ormai quarantenni, quasi un egual destino che li unì. Il matrimonio portò subito alla nascita della prima figlia, Giulia Anna Masina il 22 febbraio 1921. La tradizione dei Pasqualini di ricordare i propri famigliari nei nomi dei propri figli ancora una volta è rispettata, quell’Anna è a ricordo della mamma di Angela Flavia, così come sarà per la secondogenita chiamata Eugenia come il fratello. La futura Giulietta nacque in casa, la levatrice Angiolla Garelli raccontò che era nata con la camicia, ovvero ancora avvolta nella placenta che all’epoca era ritenuto un auspicio di fortuna per la nuova nata. Poi in rapida successione nacquero la sorella Eugenia, quindi i gemelli Mario e Mariolina.

I Masina e lo zio Eugenio
Angela Flavia con il marito Gaetano Masina (“Giulietta Masina, donna e attrice”, 2013)

Il padre Gaetano inevitabilmente si trovò costretto a sacrificare la sua passione per la musica e a trovarsi una nuova occupazione presso la fabbrica Montecatini per dare un minimo di sicurezza economica ad una famiglia che in poco tempo aumentò di numero. La mamma Angela Flavia continuò il suo lavoro di maestra mentre in casa assunse un ruolo importante la domestica Ermelinda. Masina che in seguito per lavoro si trasferiranno anche a Mestre e a Vicenza. A questo punto della storia entra nuovamente in scena lo zio Eugenio. Il primogenito di casa Pasqualini era divenuto professore e si era sposato con Giulia Sardi. I genitori di Giulia erano comproprietari assieme alla famiglia Trolli del Calzaturificio di Varese, un’attività in grande espansione che durante la grande guerra accrebbe la propria fortuna divenendo fornitore dell’esercito italiano. La coppia non aveva figli e viveva a Roma dove lo zio Eugenio era divenuto nel frattempo il preside del prestigioso Liceo « Torquato Tasso », una famiglia molto agiata per i canoni dell’epoca. Fu così che Giulietta ancora fanciulla passò un primo periodo dagli zii a Roma per poi tornare per le vacanze a casa.

Giulietta rimane a Roma con la zia Giulia
La famiglia di Gaetano Masina e Angela Flavia Pasqualini, 1930 (“Giulietta Masina, donna e attrice”, 2013)

Nel maggio 1926 lo zio Eugenio morì prematuramente, Giulietta iniziò a passare gli inverni a Roma dalla zia per poi trascorrere le vacanze con i genitori. La zia assicurò alla giovane nipote un’ottima educazione anche se negli anni delle elementari preferiva farla studiare a casa, poi durante l’estate era la madre che preparava la figlia per l’esame privato di settembre. In seguito venne iscritta dalle Orsoline per completare gli studi ginnasiali e il liceo. Durante tutto questo periodo romano oltre alla zia era accudita anche dall’austera governante Anna originaria dalle terre trentine di Montagnaga di Pinè, anche se tutti la ricordano veneta. I monti della Valsugana erano una delle mete preferite della famiglia Masina per le vacanze. La lontananza da casa indubbiamene segnò il carattere della giovane Giulietta, ma i contatti erano costanti e il piacere del ritorno a casa era ogni volta infinito. La zia ebbe un ruolo importante nell’incoraggiarla alla recitazione nei primi anni quaranta quando si iscrisse all’università « La Sapienza », quindi l’incontro con Federico Fellini con cui subito si fidanzò presentandolo alla famiglia. Federico Fellini era nato a Rimini dove aveva trascorso l’adolescenza per poi trasferirsi a Roma, città natale della mamma, per frequentare l’università.

Giulietta Masina e Federico Fellini
Il matrimonio con Fellini, il successo e la sua famiglia a Roma
Giulietta Masina e la madre Angela Flavia nella villa di Fregene dell’attrice, 1956. (GettyImage)

Il 30 ottobre 1943, in piena guerra, si celebrarono le nozze anche per far evitare a Federico la chiamata alle armi. La cerimonia si tenne nell’appartamento della zia Giulia e venne officiata da Monsignor Luigi Cornaggia de Medici che viveva nello stesso palazzo, Rinaldo Geleng e Vittorio Caprioli i due testimoni. E per viaggio di nozze si concessero due passi al Teatro Galleria dove recitava l’amico Alberto Sordi. I due vissero inizialmente presso la zia e il 22 marzo 1945 nacque Pier Federico. Purtroppo quel fatal destino che aveva colpito spesso i Pasqualini anche in questo caso vide il neonato morire il 2 aprile dello stesso anno. Giulietta non ebbe più la gioia di divenire madre e con il suo Federico si immerse nella carriera artistica che le diede comunque enormi soddisfazioni. Il suo desiderio di famiglia lo espresse riunendo la propria famiglia di origine a Roma così da vivere assieme quel tratto che ne rimaneva e prodigandosi in mille maniere nei confronti delle sorelle e del fratello. Quella separazione che tanto le aveva dato grazie alla zia ma anche tolto nella qualità degli affetti famigliari, l’accompagnerà sempre nella vita come nella carriera artistica alla pari del suo indissolubile legame con Federico Fellini. Indimenticabile la scena agli Oscar 1993 quando il regista venne insignito con una statuetta alla carriera e durante la consegna sul palco da parte di Sofia Loren, Fellini riprese la moglie che in platea si stava sciogliendo per la commozione in un pianto irrefrenabile, un ultimo ciak chiamato dal grande regista davanti ad una platea mondiale. Fellini morì in quello stesso ottobre, Giulietta nel marzo successivo, un mese dopo il suo settantatreesimo compleanno.

La famiglia Masina nel 1959 in occasione del matrimonio di Mariolina Masina. Da sinistra; Eugenia Masina con il marito e i due figli, Giulietta Masina e Federico Fellini, Angela Flavia e Gaetano Masina, Mariolina Masina con il marito, Mario Masina con la moglie. (“Giulietta Masina, donna e attrice”, 2013)

Fonti: Archivi Stato Civile dei Comuni di San Donà di Piave, San Giorgio di Piano. Roma; “Giulietta Masina” di Gianfranco Angelucci (Edizione Sabinæ, 2021); “Giulietta Masina – donna e attrice” (Rotary Club San Giorgio di Piano, 2013)

Elvio Salvori, un sandonatese a Roma

Oratorio Don Bosco (1953), Juventus – In piedi da sinistra: Paludetto, SALVORI, Finotto, Chinaglia, Rossi, Gambarotto, Bona, Vignotto, Boggian, Sperandio, Armellin

Bambini, ragazzi, adulti, in quegli anni cinquanta tanti erano coloro che sul campo dell’Oratorio Don Bosco di San Donà di Piave iniziavano e talvolta continuavano a correr dietro ad un pallone. Nella San Donà di quegli anni infinite furono le storie che s’incrociarono su quel campo sabbioso e numerose quelle che poi ebbero un futuro importante. Chissà se Elvio Salvori in quel 1953 poteva anche solo immaginare che quel titolo di Campione d’Italia per squadre appartenenti ad Oratori ed Istituti conseguito all’età di nove anni con la squadra denominata Juventus fosse solo un inizio.

Gli inizi al San Donà
Rappresentativa giovanile: In piedi da sinistra: dirigente Arnaldo Silvestri, dirigente Davanzo, Cereser, Brollo, Storto, Ferrari, SALVORI; Accosciati: Ronchi, Muffato, Bedin, Iseppi, Lazzarini, Armellin.
San Donà 1960-61 – In piedi da sinistra: Salvadoretti, Vizzotto, Cornaviera, Bonazza, Ferrari, Dal Ben; accosciati: Susin, Beffagna, Tommasella, SALVORI, Perissinotto.

La sua fu una carriera fulminante dato che presto entrò a far parte delle squadre giovanili del San Donà tanto da esordire in prima squadra il 25 maggio 1960 nelle finali del campionato, con i biancocelesti che già avevano acquisito la promozione alla serie D. La gara a Lendinara si concluse con una sconfitta (0-2), ma la successiva con la Libertas Verona vide Salvori trascinare il San Donà (5-1) grazie ad una sua doppietta. Il giorno dopo Elvio avrebbe compiuto i sedici anni. Nel successivo campionato di serie D Salvori giocò 7 gare esordendo solo nel gennaio del 1961 allo stadio « Zanutto » contro la Mirandolese (0-0). San Donà era destinata ad essere solo un’inizio, nel suo destino vi saranno palcoscenici ben più importanti tanto che nell’estate 1961 venne ceduto all’Udinese, in serie A.

Il debutto in serie A
Giovanile Udinese 1961-62 – In piedi a destra Dino Zoff, il terzo accosciato da sinistra SALVORI

A Udine all’epoca giocava un altro di quei ragazzi usciti dall’Oratorio Don Bosco di San Donà, ovvero Francesco Canella, sulle cui orme ora il giovane Elvio sognava di divenir ugualmente titolare di una squadra di serie A. Salvori venne aggregato alla squadra giovanile nella quale muoveva i primi passi anche un certo Dino Zoff. Se il destino aveva visto il Salvori bambino giocare all’Oratorio con la Juventus, lo stesso destino ne segnò l’esordio in serie A. L’8 aprile 1962 Salvori esordisce in serie A giocando titolare con maglia numero 8 a Torino contro la Juventus. La deludente ormai ex squadra campione d’Italia in quella penultima giornata concesse un’ultima gloria ad un’Udinese oramai retrocessa; i friulani vinsero per 3-2 e Salvori ebbe così un esordio in serie A vincente, con lui in squadra anche Dino Zoff. Nella successiva stagione in serie B Salvori riuscì a ritagliarsi uno spazio nel girone di ritorno esordendo il 3 febbraio 1963 contro il Cosenza (4-0), segnando anche una rete. Al termine del campionato saranno 14 le presenze con l’Udinese, 4 le reti segnate, più una presenza in coppa italia dove a differenza del campionato erano possibili le sostituzioni.

Il ritorno in serie A a Firenze

Il diciannovenne Salvori nell’estate 1963 tornò in serie A raggiungendo a Firenze Francesco Canella. Quella in maglia viola sarà solo una parentesi, il giovane Elvio avrà poche occasioni per mettersi in mostra. Una stagione comunque da ricordare perchè gli varrà la prima figurina nella raccolta calciatori Panini, la prima di una lunga serie. Al termine saranno solo cinque le presenze ma nel suo futuro si aprirà il capitolo più importante della sua carriera: la Roma.

Il suo primo incrocio con la Roma
Finale di Coppa Italia 1963-64, giocata il 6 settembre 1964 a Roma. In piedi da sinistra: Carpanesi, Carpenetti, Nicolè, SALVORI, Schnellinger, Ardizzon; accosciati: Tomasin, Losi, Tamborini, Matteucci, Leonardi.
La prima rete in giallorosso di SALVORI nella Coppa Italia 1964-65, Napoli 5 maggio 1965

Voluto a Roma dall’allenatore Juan Carlos Lorenzo, debutterà subito in maglia giallorossa giocando la finale di Coppa Italia 1963-64 contro il Torino straordinariamente posticipata a settembre. Salvori sarà in campo solo nella gara giocata a Roma il 6 settembre 1964 e terminata sullo 0-0, nella ripetizione di novembre la Roma si aggiudicò il trofeo imponendosi a Torino sui granata per 1-0. Così Salvori potè già fregiarsi di un primo titolo sportivo seppur maturato per la gran parte nella stagione precedente. In quella prima stagione romana le presenze in campionato furono 18, a partire da quella vittoriosa di esordio del 27 settembre 1964 contro il Varese (5-2), nessuna rete all’attivo. Salvori segnerà l’unica rete in quella stagione nella sola gara di Coppa Italia giocata che vide la Roma qualificarsi per la semifinale vincendo 2-1 a Napoli. Il posticipo della finale della Coppa Italia 1963-64 portò il Torino a giocare in Coppa delle Coppe e la Roma in Coppa delle Fiere. Proprio in questa Coppa esordì anche Salvori, giocando una delle sei gare che i giallorossi disputarono in quella stagione (Roma-Aris Thessaloniki 3-0). Nel campionato seguente l’arrivo sulla panchina romanista di Oronzo Pugliese non favorì Salvori che giocò solo 10 gare in campionato per poi venire ceduto in prestito all’Atalanta.

A Bergamo diviene giocatore di serie A
Atalanta 1966-67 – In piedi da sinistra: Dell’Angelo, Cometti, Signorelli, SALVORI, Danova, Tiberi. Accosciati: Pesenti, Savoldi, Cella, Rigotto, Poppi.
15 ottobre 1967 – Atalanta – Inter 3 – 1 Danova (A), Nielsen (I), Savoldi, Dell’Angelo (A)

Le due annate con l’Atalanta saranno fondamentali per la carriera di Salvori perché segnarono un percorso di crescita importante per il giocatore che a Bergamo conquistò sin da subito una maglia da titolare e si metterà in luce assieme ad un giovane attaccante, Giuseppe Savoldi. Come con l’Udinese, anche l’esordio con l’Atalanta avvenuto alla prima giornata è legato alla Juventus (0-2), mentre la prima rete in serie A arrivò il 16 ottobre 1966 contro il Napoli (1-1), quando Salvori pareggiò la precedente segnatura di Sivori. Con i nerazzurri nelle due stagioni giocò 50 gare in campionato, segnando 5 reti. Nella seconda stagione giocò anche la sfortunata gara di ritorno di Mitropa Cup contro l’Austria Vienna, la sconfitta interna per 0-2 vanificò l’impresa precedentemente compiuta dall’Atalanta al Prater di Vienna (2-1).

Il ritorno a Roma da protagonista
La Roma vincitrice della Coppa Italia 1968-69 – In piedi da sinistra: Cappellini, Cappelli, Spinosi, Enzo, Cordova, Carpenetti, l’allenatore Herrera; accosciati: Ginulfi, SALVORI, Peirò, Capello, Santarini, il presidente Marchini

La Roma richiamò Salvori nella capitale nella stagione 1968-69 allorquando sulla panchina si sedette Helenio Herrera. Sin da quella stagione Salvori diverrà un perno del centrocampo giallorosso. La sua dinamicità divenne preziosa in un centrocampo che poteva annoverare due giocatori tecnici come Capello e Cordova. Quel campionato si dimostrò per certi versi rivoluzionario dato che a vincerlo fu la Fiorentina (vincente a Roma nella gara di esordio) che precedette Cagliari e Milan. La prima rete in campionato di Salvori con la Roma arrivò alla seconda giornata nella vittoriosa trasferta di Pisa (1-2). La Roma si classificò ottava, ma fu dalla Coppa Italia che arrivarono le maggiori soddisfazioni con la conquista del trofeo al termine del girone finale. Tra i protagonisti anche Salvori che giocò in tutte le 11 gare della Coppa, a cominciare dall’esordio vincente nel derby con la Lazio.

Nel 1970 arriva la delusione di Coppa
Roma 1969-70 – In piedi da sinistra: Giunulfi, Bet, Landini, Spinosi, Cappellini, Cappelli; accosciati; Santarini, Capello, Peirò, SALVORI, Cordova.

Ben più impegnativa fu la stagione seguente con la Roma impegnata anche nella Coppa delle Coppe dove arrivò sino alle semifinali. Anche in questo caso Salvori fu protagonista assoluto con sette presenze e tre reti, segnando tra l’altro la prima storica rete giallorossa nella competizione (una doppietta ai nordirlandesi dell’ARDS). Non fu fortunata la Roma nelle semifinali con il Gornik Zabrze, costretta alla terza gara di spareggio dopo due pareggi tra cui un 2-2 rocambolesco nel ritorno in terra polacca. Non paghe le due squadre pareggiarono per 1-1 anche sul neutro di Strasburgo, decisivo il sorteggio nell’eliminazione dei giallorossi. Il campionato non diede troppe soddisfazioni alla compagine romanista alla fine solo undicesima, 27 le presenze di Salvori con due reti fatte. Quelli erano anni in cui iniziarono dei rapporti diretti tra il calcio italiano e quello inglese, tanto che nel settembre la Roma aveva quale detentrice della Coppa Italia sfidato lo Swindon Town nella Coppa di Lega Anglo-Italiana, ma fu quest’ultimo a vincere il trofeo (2-1, 0-4). A fine campionato invece i giallorossi parteciparono anche al Torneo Anglo-italiano. Delle quattro gare, due in Inghilterra e due in Italia, Salvori ne giocò tre.

Salvori diviene titolare inamovibile
8 febbraio 1970 – Roma – Napoli 2 – 1 SALVORI, Cappellini (R), Altafini (N)

Senza l’impegno di coppa la Roma riuscì a conquistare un buon sesto posto in campionato nell’annata 1970-71, quella dello scudetto al Cagliari, arrivando ai quarti in Coppa Italia dove la costante di quegli anni era la vittoria nel derby con la Lazio. Cugini a cui non furono sufficienti due pareggi nei derby per evitare la retrocessione. Stagione della Roma un pò travagliata per le contestazioni dei tifosi e i contrasti tra il presidente Marchini e l’allenatore Herrera, quest’ultimo venne esonerato a cinque gare dalla fine; poi al termine del campionato il presidente Marchini lascerà la presidenza ad Anzalone. In quella stagione Salvori giocò tutte le gare ufficiali, sia di campionato che di Coppa Italia che dell’anglo-italiano.

1970-71 – L’esultanza romanista al pareggio di Petrelli allo scadere del derby di andata (1-1), in quello di ritorno la rete del 2-2 sarà segnata da SALVORI.
La conquista della Coppa anglo-italiana
31 ottobre 1971 – Roma – Inter 3-1 La Rosa, Cappellini (R), Boninsegna (I), SALVORI (R)

La stagione 1971-72 vide il nuovo presidente Anzalone richiamare sulla panchina Helenio Herrera. Ma la Coppa Italia non iniziò nel migliore dei modi con la Roma che venne sconfitta di fronte a 7o mila spettatori nel derby con una Lazio che militava in serie B, la rete di Chinaglia pregiudicherà la qualificazione giallorossa. In campionato dopo un buon inizio la Roma non riuscì ad inserirsi nell’alta classifica. La gioia arrivò a giugno quando nel Torneo Anglo Italiano la Roma si qualificò per la finale che venne giocata all’Olimpico contro il Blackpool. I giallorossi si imposero per 3-1 grazie alle reti di Cappellini, Scaratti e Zigoni. Dopo la conquista di due Coppe Italia, questo è il terzo trofeo per Elvio Salvori che ancora una volta giocò tutte le gare ufficiali disputate dalla Roma.

I giocatori romanisti festeggiano la conquista del Trofeo Anglo-italiano
L’ultimo campionato in giallorosso
Roma 1972-73 – In piedi da sinistra: Bet, Ginulfi, Peccenini, Mujesan, Cordova, Spadoni, Santarini; accosciati: dirigente X, Orazi, Franzot, SALVORI, Morini.

La stagione 1972-73 segnerà l’ultimo capitolo romano di Elvio Salvori il quinto consecutivo, sempre con Helenio Herrera quale allenatore, e il settimo complessivo in maglia giallorossa. Un campionato dalle grandi emozioni e dalle tante paure che solo all’ultima giornata si è deciso in testa come in coda. Nella stagione dove all’ultima giornata il Milan perse lo scudetto  a Verona, la contemporanea vittoria della Juventus a Roma grazie ad una rete di Cuccureddu all’85’ portò lo scudetto ai bianconeri e relegò la Roma alla terzultima posizione in classifica, in larga coabiatazione con altre tre squadre. Alla fine retrocesse l’Atalanta per differenza reti dopo che Sampdoria e Vicenza affiancarono bergamaschi e romani. Male i giallorossi anche in Coppa Italia dove non superarono le eliminatorie di settembre. Per il terzo anno consecutivo Elvio Salvori giocò tutte le gare del campionato, della Coppa Italia e del torneo anglo-italiano, nel quale la Roma fu capace di perdere tre gare su quattro. Nella stagione d’addio da ricordare anche una storica amichevole che la Roma fece a San Donà di Piave il 21 settembre 1972 e che vide i giallorossi sconfiggere per 6-0 il San Donà allenato da Sergio Manente, la quinta rete fu segnata da Elvio Salvori.

Il bilancio nella capitale

Se nel sandonatese Salvori è da sempre conosciuto come il « Ciai », i tifosi romanisti lo avevano simpaticamente soprannominato come il « motorino » per il suo continuo correre su e giù per il campo durante tutto l’incontro. Nelle sette annate con i giallorossi ha giocato 170 gare in campionato con 7 reti segnate, 30 presenze e 2 reti in Coppa Italia, 8 presenze e 3 reti segnate nelle Coppe Europee, 18 presenze e nessuna rete nelle competizioni anglo-italiane. Con la Roma ha vinto due Coppe Italia e una Coppa Anglo-Italiana, giocando con tanti giocatori di valore che metterli tutti in fila renderebbe complicata la scelta.

Il trasferimento al Foggia
Foggia 1973-74 – In piedi da sinistra: allenatore Toneatto, Piraccini, Colla, Bruschini, Salvori, Trentini; accosciati: S. Villa, Valente, Rognoni, Pavone, Del Neri, Cimenti.

Ceduto a sorpresa nell’estate 1973 dal presidente romanista Anzalone al Foggia, inizialmente Salvori non accettò di buon grado il trasferimento. A complicare la nuova avventura anche un infortunio che ne condizionerà l’impiego tanto che riuscì a giocare solo nove gare ( più tre in Coppa Italia). Debole il suo contributo al campionato rossonero al cui termine i foggiani scivolarono in serie B, complice anche una serie di penalizzazioni in classifica, compresa quella ai foggiani di tre punti, che rese incerte le sorti delle retrocesse sino alla sentenza definitiva della CAF.

Le tre annate all’Ascoli
Ascoli 1974-75: In piedi da sinistra: Macciò. Anzivino, Scorsa, l’allenatore Mazzone, SALVORI, Zandoli

Nel 1974-75 Salvori si trasferì al neopromosso Ascoli del presidentissimo Costantino Rozzi e allenato da Carlo Mazzone, veri condottieri che dalla serie C portarono l’Ascoli sino alla serie A. Dopo un difficile apprendistato l’Ascoli riuscì a risalire la china ottenendo la salvezza, cosa che non accadde nella stagione seguente quando all’Ascoli guidato da Riccomini non fu sufficiente la vittoria di prestigio sull’Inter per evitare nelle ultime gare la lotta punto a punto per la salvezza. Il pareggio all’ultima giornata all’Olimpico con la sua ex Roma non bastò all’Ascoli di Salvori per mantenere la serie A, a pari punti con la Lazio la differenza reti favorì i biancocelesti. Salvori rimase all’Ascoli anche nella stagione di serie B ma i marchigiani non riuscirono a riconquistare subito quella Serie A che in precedenza aveva visto protagonista Salvori per tredici campionati consecutivi. Ad Ascoli Salvori ha totalizzato 78 presenze in campionato senza reti all’attivo, in Coppa Italia saranno invece 9 le presenze senza nessuna rete.

Gli ultimi campionati in serie C

Dopo aver giocato nelle categorie maggiori nel 1977 Elvio Salvori scese in serie C militando per due annate con il Chieti, dove tra l’altro ebbe modo di giocare ancora nel torneo anglo-italiano (sconfitta in finale con il Sutton United). Seguirono poi tre annate al Grosseto in Serie C2, prima di chiudere la carriera al Civitavecchia sempre in serie C2 all’età di trentanove anni.

Il calcio vissuto dalla panchina
San Donà 1992-93 – In piedi: Cecconi, l’allenatore Salvori, Farsoni, Maschietto, Cappelletto, Garau, il massaggiatore Gerotto, Dall’Armellina
Seduto: Tamellini, Giacomin, Meacci, Cardaio, Del Zotto, Castellan, Gotti
Seduti: Rizzetto, Bisiol, Andreoli, Faoro, Bonafin

Terminata l’attività sul rettangolo di gioco Salvori iniziò una lunga carriera da allenatore tra Interregionale, Serie C2 e formazioni Primavera, con una certa preferenza per le squadre sarde. Al Cagliari tra l’altro rimase sei anni a guidare la formazione Primavera. Nella stagione 1992-93 allenò anche il San Donà nel Nazionale Dilettanti classificandosi al settimo posto e ponendo le basi di quella formazione che adeguatamente rinforzata sarà poi portata in alto da Ezio Glerean. Un legame quello con San Donà di Piave mai interrotto tornandovi sempre nei periodi nei quali non era impegnato con l’attività calcistica, mantenendo le tante amicizie e stabilendosi in via definitiva una volta terminato anche l’impegno come allenatore. Spesso e volentieri lo si incontra per le vie del centro e non è raro che l’argomento calcistico attraversi i ricordi di coloro che hanno seguito la più longeva carriera di qualsiasi altro calciatore della celebre « Razza Piave » di breriana memoria.

Elvio Salvori ad una premiazione del Circolo Centrocampo Biancoceleste, alla sua sinistra Silvano Tommasella e Elisabetta Vignotto (aprile 2011)

I Protagonisti del calcio sandonatese: 1. Francesco Canella “Dall’Oratorio al tetto del mondo”; 2. Arturo Silvestri con lo scudetto sul petto nella stagione 1951-52; 3. Guerin Sportivo | Adriano Meacci: «Scusate il ritardo »; 4. Glerean: « Nessun segreto, grande San Donà »; 5. Guerrino Striuli « Il gatto nero »; 6. Elvio Salvori, un sandonatese a Roma; 7. « Bomba » Cornaviera, una vita per il San Donà; 8. Silvano Tommasella, il miglior terzino biancoceleste; 9. « Nanni » Perissinotto, il bomber che stregò la Capitale; 10. Antonio Guerrato, quell’ala destra che non sbagliava una punizione; 11. Orfeo Granzotto: « Così è nato il Sandonà dei sogni »; 12. Bruno Visentin, il « Colombo » che volò in serie A; 13. Angelo Cereser, i suoi inizi sandonatesi visti da Torino; 14. Enzo Ferrari, quel sandonatese famoso prima di esserlo