Quel terribile inverno russo del ’42

« Mannaggio u freddu ca fa » (cit. Alessandro Marini, 277° Regg. Fanteria – Divisione Vicenza)

Cartolina viaggiata di San Donà di Piave (Chiesa – Interno). La cartolina porta nell’immagine un’imperfezione, è sporcata dall’inchiostro di un timbro particolarmente grande.

Ci sono cartoline sulle cui immagini ci soffermiamo incuriosendoci sui soggetti, i dettagli, i ricordi. Spesso questi ultimi nemmeno ci appartengono essendo legati ad un altro tempo, ad un’altra generazione. Eppure lì ci soffermiamo pensando se e dove abbiamo visto questa stessa immagine. In questo caso l’interno del Duomo è una di quelle immagini che sono state riproposte più volte nelle cartoline dedicate a San Donà di Piave. La stessa immagine la possiamo trovare sia negli anni trenta-quaranta che successivamente, magari in edizioni sgranate per le prime e patinate per le seconde. La storia che ci viene da questa cartolina è però un’altra e la scelta di quell’interno chiesa non era che una preghiera, una speranza.

La Storia nascosta nel retro

Come talvolta accade è il retro della cartolina che ti spinge ad approfondire, a vedere chi la scrive e chi ne era il destinatario regalandoti un vissuto vero. Siamo negli anni Quaranta, quelli terribili della seconda guerra mondiale, quelli conclusivi del ventennio fascista. L’Italia ormai in guerra vedeva le proprie migliori generazioni partire per i vari fronti, poco prima che l’Italia divenisse essa stessa oggetto del contendere. Quei giovani che avevano attraversato il periodo della grande guerra e che magari avevano vissuto le privazioni e la fame di quel crudo primo dopoguerra, erano lì zaino in spalla a ripercorrere lo stesso destino attraversato dai loro padri.

La madre, mittente della cartolina spediata il 27 dicembre 1942

A scrivere la cartolina è una madre il cui figlio era stato arruolato in un reggimento di fanteria. Lucia Marini, questo il suo nome, la inviava al figlio Alessandro spedendola ad uno di quegli indirizzi speciali che poi l’avrebbero smistata ai vari reggimenti. E’ questo un dettaglio importante perché ci racconta chiaramente lo scenario lungo il quale questa cartolina ha iniziato il suo viaggio.

La posta militare
Timbro « 156 »

Pur non essendo indicata la destinazione, quel numero accanto alla posta militare segnala la divisione a cui è stata inviata la cartolina. Erano molti all’epoca gli indirizzi di questo tipo, nel caso della spedizione in Russia erano addirittura 28. Dei semplici uffici postali dedicati operanti inizialmente presso il comando di Divisione e che poi iniziarono a spostarsi al seguito delle truppe. Una presenza importante quella di questi uffici postali itineranti che dava modo alla truppa di mantenere un contatto con le famiglie in Patria in epoche dove la lettera e lo scritto erano l’unico modo per comunicare. La posta militare 156 in particolare era stata assegnata alla « Divisione Vicenza ».

Posta militare 156, Divisione « Vicenza »
La posta militare delle truppe nella campagna di Russia

La Divisione “Vicenza” era stata ricostituita nella primavera del 1942 dopo le glorie conquistate nella prima guerra mondiale e il successivo scioglimento nel 1919. A farne parte vennero chiamati il 277° e il 278° Reggimento di Fanteria e il 156° Reggimento di Artiglieria. A fine settembre la Divisione “Vicenza” iniziò il suo trasferimento in Russia. Ad affiancare la Divisione anche il servizio postale denominato posta militare 156. Inizialmente il servizio operava da Brescia poi dal 10 ottobre al seguito delle truppe si insediò a Kupjansk, in Ucraina. A metà dicembre gli attacchi russi furono particolarmente cruenti e anche Divisione “Vicenza” venne trasferita a Rossoš. Dopo il lungo trasferimento il 277* Reggimento venne subito schierato in prima linea con le truppe alpine. Gennaio fu un mese terribile per l’esercito italiano attestato sulla linea del Don. I nomi di Nikitowka, Nikolajevka e Valniki divennero presto sinonimi di sofferenza e tragedia. A metà gennaio alla pari delle truppe alpine la Divisione Vicenza venne travolta dall’avanzata dell’Armata Rossa, pesanti furono le perdite ancor più accresciute dalla successiva rovinosa ritirata dove la fanteria pagò a caro prezzo l’inadeguatezza del proprio equipaggiamento. Il 17 gennaio 1943 la posta Militare 156 cessò di esistere, con essa la 108 (Corpo Alpino), la 201 (Divisione Tridentina), la 202 (Divisione Julia) e la 203 (Divisione Cuneense). Altre resistettero sino a marzo, poche altre fino a maggio quando il destino della spedizione in Russia era oramai segnato.

Una speranzosa attesa affidata ad una cartolina

Tornando alla cartolina in questione, questa era solo parte di una fitta corrispondenza tra madre e figlio, tipica di quei tempi di guerra. Talune volte a scrivere e a leggere questi scritti era un sacerdote perchè non sempre le generazioni nate a cavallo del secolo avevano potuto usufruire di un’adeguata istruzione. La scarsa puntualità della consegna portava a ricevere più lettere assieme con delle risposte che si accavallavano. Marini Alessandro che la madre nello scritto chiama Dino apparteneva al 277° Reggimento Fanteria, inquadrato nella Compagnia Comando con incarico telefonista.

Cartolina scritta da Lucia Marini il 27 dicembre 1942

Caro Dino,

ieri ho ricevuto due cartoline in data 5 e 7 corr. e lettera in data 11 corr. dove mi dici che sei in viaggio. Coraggio, caro Dino, speriamo sempre nel Signore. Noi stiamo bene augurando a te. Spero che almeno il secondo telegramma ti sia giunto, ad ogni modo ti mando tanti auguri e ti raccomando di continuare a scrivermi sempre. Ti scriverò presto lettera, intanto ti mando tanti baci.

Tua mamma

Saluti auguri per il nuovo anno. (scritta alla rovescia)

Il triste epilogo

Spedita subito dopo il Natale del 1942 questa cartolina si incamminò verso la Russia ma non è dato sapere fin dove arrivò, di certo non tra le mani del figlio. Come detto la posta militare 156 cessò di esistere il 17 gennaio 1943 quando il fronte cedette. Quale sia stato il destino di Alessandro ce lo indica l’albo dei caduti della seconda guerra mondiale dove il suo nome è incluso e che particolarmente nel caso della Russia unisce accanto ai caduti anche i dispersi. Il soldato Alessandro Marini viene segnalato in questo elenco dal 31 marzo 1943, sul database del sito della Divisione Vicenza viene inserita un’ulteriore informazione relativa al luogo della morte identificato nel campo di prigionia 56 di Uciostoje, nella regione russa di Tambov. Era nato il 10 ottobre 1920 a Cessalto, poco più che maggiorenne morì sul fronte russo.

L’incredibile opera del fato

Il ricordo è un qualcosa di vivo che talvolta è capace di sorprendere quando meno te lo aspetti. E allora può capitare che un documento recuperato tanti anni fa si possa infilare nel mezzo di un altro ricordo che stai sfogliando pretendendo giustamente di esserne parte. Quasi nello stesso momento in cui sua madre scriveva la cartolina, Alessandro Marini scriveva una « cartolina postale per le forze armate » inviando i migliori auguri di buone feste ai funzionari dei Consorzi di Bonifica di San Donà di Piave presso cui evidentemente lavorava aggiungendo uno speciale saluto a Berto Maschietto presumibilmente suo collega. Anche in questo caso l’uso dei nomi è importante Alessandro è il suo nome ufficiale, che lui riduceva a Sandro ma tutti compresa sua madre lo chiamavano Dino. E così si firma per l’amico-collega scrivendogli: “Mannaggio u freddu ca fa”. Dalla stessa si evince che faceva parte della Compagnia Comando del 277° Reggimento Fanteria, 1° Battaglione, ovvero lo stesso reparto che nell’offensiva russa di metà gennaio schierato in supporto alle truppe alpine nel coprire il fronte, venne praticamente decimato. Queste le parole scritte nelle sue memorie dal Col. Giulio Cesare Salvi, comandante del 277° Reggimento: « La situazione peggiora. Il 15 gennaio 1943 il 1/277° dislocato alla difesa di Rossoch, viene travolto dai carri armati russi e pochissimi Ufficiali e soldati riescono a sfuggire…. »

La cartolina postale scritta da Alessandro Marini il 26 dicembre 1942, timbro postale posta militare 156 del 1 gennaio 1943
Il ritorno al mittente
Il destinatario della cartolina e il timbro del mancato recapito

Quella cartolina spedita da Lucia Marini da San Donà di Piave il 27 dicembre 1942 con il timbro « Al mittente, non potuto recapitare per eventi bellici » tornò il 26 agosto 1943. L’immagine rovinata dell’interno del duomo dall’inchiostro di un timbro altro non era che la sovrapposizione successiva di più cartoline che non era stato possibile recapitare. Centinaia, migliaia di missive che tornavano in Patria con tutti i loro irrisolti desideri e le perdute speranze, solo pochi vedranno poi tornare i loro cari. Un triste epilogo che trovò una San Donà su cui gli echi della guerra si materializzarono con il rombo degli aerei in cielo e i successivi bombardamenti. Come molte città venete anche San Donà di Piave ne pagò un prezzo. Ma questa per il momento è un’altra storia.

Per approfondimenti:

1. Divisione Vicenza ; 2. Memoriale del Col. Giulio Cesare Salvi (comandante del 277° Reggimento Fanteria); 3. Posta Militare 156 – La Divisione “Fantasma”; 4. L’elenco dei caduti della Divisione “Vicenza” (Marini); 5. Campagna italiana in Russia (agosto 1941-20 gennaio 1943); 6. Prima battaglia sul Don (20 agosto-1° settembre 1942); 7. Seconda battaglia sul Don (11 dicembre 1942 -31 gennaio 1943); 8. Offensiva Ostrogožsk-Rossoš’ (12 gennaio-27 gennaio 1943); 9. U.N.I.R.R. (Unione Nazionale Italiana Reduci di Russia);