Elvio Salvori, un sandonatese a Roma

Oratorio Don Bosco (1953), Juventus – In piedi da sinistra: Paludetto, SALVORI, Finotto, Chinaglia, Rossi, Gambarotto, Bona, Vignotto, Boggian, Sperandio, Armellin

Bambini, ragazzi, adulti, in quegli anni cinquanta tanti erano coloro che sul campo dell’Oratorio Don Bosco di San Donà di Piave iniziavano e talvolta continuavano a correr dietro ad un pallone. Nella San Donà di quegli anni infinite furono le storie che s’incrociarono su quel campo sabbioso e numerose quelle che poi ebbero un futuro importante. Chissà se Elvio Salvori in quel 1953 poteva anche solo immaginare che quel titolo di Campione d’Italia per squadre appartenenti ad Oratori ed Istituti conseguito all’età di nove anni con la squadra denominata Juventus fosse solo un inizio.

Gli inizi al San Donà
Rappresentativa giovanile: In piedi da sinistra: dirigente Arnaldo Silvestri, dirigente Davanzo, Cereser, Brollo, Storto, Ferrari, SALVORI; Accosciati: Ronchi, Muffato, Bedin, Iseppi, Lazzarini, Armellin.
San Donà 1960-61 – In piedi da sinistra: Salvadoretti, Vizzotto, Cornaviera, Bonazza, Ferrari, Dal Ben; accosciati: Susin, Beffagna, Tommasella, SALVORI, Perissinotto.

La sua fu una carriera fulminante dato che presto entrò a far parte delle squadre giovanili del San Donà tanto da esordire in prima squadra il 25 maggio 1960 nelle finali del campionato, con i biancocelesti che già avevano acquisito la promozione alla serie D. La gara a Lendinara si concluse con una sconfitta (0-2), ma la successiva con la Libertas Verona vide Salvori trascinare il San Donà (5-1) grazie ad una sua doppietta. Il giorno dopo Elvio avrebbe compiuto i sedici anni. Nel successivo campionato di serie D Salvori giocò 7 gare esordendo solo nel gennaio del 1961 allo stadio « Zanutto » contro la Mirandolese (0-0). San Donà era destinata ad essere solo un’inizio, nel suo destino vi saranno palcoscenici ben più importanti tanto che nell’estate 1961 venne ceduto all’Udinese, in serie A.

Il debutto in serie A
Giovanile Udinese 1961-62 – In piedi a destra Dino Zoff, il terzo accosciato da sinistra SALVORI

A Udine all’epoca giocava un altro di quei ragazzi usciti dall’Oratorio Don Bosco di San Donà, ovvero Francesco Canella, sulle cui orme ora il giovane Elvio sognava di divenir ugualmente titolare di una squadra di serie A. Salvori venne aggregato alla squadra giovanile nella quale muoveva i primi passi anche un certo Dino Zoff. Se il destino aveva visto il Salvori bambino giocare all’Oratorio con la Juventus, lo stesso destino ne segnò l’esordio in serie A. L’8 aprile 1962 Salvori esordisce in serie A giocando titolare con maglia numero 8 a Torino contro la Juventus. La deludente ormai ex squadra campione d’Italia in quella penultima giornata concesse un’ultima gloria ad un’Udinese oramai retrocessa; i friulani vinsero per 3-2 e Salvori ebbe così un esordio in serie A vincente, con lui in squadra anche Dino Zoff. Nella successiva stagione in serie B Salvori riuscì a ritagliarsi uno spazio nel girone di ritorno esordendo il 3 febbraio 1963 contro il Cosenza (4-0), segnando anche una rete. Al termine del campionato saranno 14 le presenze con l’Udinese, 4 le reti segnate, più una presenza in coppa italia dove a differenza del campionato erano possibili le sostituzioni.

Il ritorno in serie A a Firenze

Il diciannovenne Salvori nell’estate 1963 tornò in serie A raggiungendo a Firenze Francesco Canella. Quella in maglia viola sarà solo una parentesi, il giovane Elvio avrà poche occasioni per mettersi in mostra. Una stagione comunque da ricordare perchè gli varrà la prima figurina nella raccolta calciatori Panini, la prima di una lunga serie. Al termine saranno solo cinque le presenze ma nel suo futuro si aprirà il capitolo più importante della sua carriera: la Roma.

Il suo primo incrocio con la Roma
Finale di Coppa Italia 1963-64, giocata il 6 settembre 1964 a Roma. In piedi da sinistra: Carpanesi, Carpenetti, Nicolè, SALVORI, Schnellinger, Ardizzon; accosciati: Tomasin, Losi, Tamborini, Matteucci, Leonardi.
La prima rete in giallorosso di SALVORI nella Coppa Italia 1964-65, Napoli 5 maggio 1965

Voluto a Roma dall’allenatore Juan Carlos Lorenzo, debutterà subito in maglia giallorossa giocando la finale di Coppa Italia 1963-64 contro il Torino straordinariamente posticipata a settembre. Salvori sarà in campo solo nella gara giocata a Roma il 6 settembre 1964 e terminata sullo 0-0, nella ripetizione di novembre la Roma si aggiudicò il trofeo imponendosi a Torino sui granata per 1-0. Così Salvori potè già fregiarsi di un primo titolo sportivo seppur maturato per la gran parte nella stagione precedente. In quella prima stagione romana le presenze in campionato furono 18, a partire da quella vittoriosa di esordio del 27 settembre 1964 contro il Varese (5-2), nessuna rete all’attivo. Salvori segnerà l’unica rete in quella stagione nella sola gara di Coppa Italia giocata che vide la Roma qualificarsi per la semifinale vincendo 2-1 a Napoli. Il posticipo della finale della Coppa Italia 1963-64 portò il Torino a giocare in Coppa delle Coppe e la Roma in Coppa delle Fiere. Proprio in questa Coppa esordì anche Salvori, giocando una delle sei gare che i giallorossi disputarono in quella stagione (Roma-Aris Thessaloniki 3-0). Nel campionato seguente l’arrivo sulla panchina romanista di Oronzo Pugliese non favorì Salvori che giocò solo 10 gare in campionato per poi venire ceduto in prestito all’Atalanta.

A Bergamo diviene giocatore di serie A
Atalanta 1966-67 – In piedi da sinistra: Dell’Angelo, Cometti, Signorelli, SALVORI, Danova, Tiberi. Accosciati: Pesenti, Savoldi, Cella, Rigotto, Poppi.
15 ottobre 1967 – Atalanta – Inter 3 – 1 Danova (A), Nielsen (I), Savoldi, Dell’Angelo (A)

Le due annate con l’Atalanta saranno fondamentali per la carriera di Salvori perché segnarono un percorso di crescita importante per il giocatore che a Bergamo conquistò sin da subito una maglia da titolare e si metterà in luce assieme ad un giovane attaccante, Giuseppe Savoldi. Come con l’Udinese, anche l’esordio con l’Atalanta avvenuto alla prima giornata è legato alla Juventus (0-2), mentre la prima rete in serie A arrivò il 16 ottobre 1966 contro il Napoli (1-1), quando Salvori pareggiò la precedente segnatura di Sivori. Con i nerazzurri nelle due stagioni giocò 50 gare in campionato, segnando 5 reti. Nella seconda stagione giocò anche la sfortunata gara di ritorno di Mitropa Cup contro l’Austria Vienna, la sconfitta interna per 0-2 vanificò l’impresa precedentemente compiuta dall’Atalanta al Prater di Vienna (2-1).

Il ritorno a Roma da protagonista
La Roma vincitrice della Coppa Italia 1968-69 – In piedi da sinistra: Cappellini, Cappelli, Spinosi, Enzo, Cordova, Carpenetti, l’allenatore Herrera; accosciati: Ginulfi, SALVORI, Peirò, Capello, Santarini, il presidente Marchini

La Roma richiamò Salvori nella capitale nella stagione 1968-69 allorquando sulla panchina si sedette Helenio Herrera. Sin da quella stagione Salvori diverrà un perno del centrocampo giallorosso. La sua dinamicità divenne preziosa in un centrocampo che poteva annoverare due giocatori tecnici come Capello e Cordova. Quel campionato si dimostrò per certi versi rivoluzionario dato che a vincerlo fu la Fiorentina (vincente a Roma nella gara di esordio) che precedette Cagliari e Milan. La prima rete in campionato di Salvori con la Roma arrivò alla seconda giornata nella vittoriosa trasferta di Pisa (1-2). La Roma si classificò ottava, ma fu dalla Coppa Italia che arrivarono le maggiori soddisfazioni con la conquista del trofeo al termine del girone finale. Tra i protagonisti anche Salvori che giocò in tutte le 11 gare della Coppa, a cominciare dall’esordio vincente nel derby con la Lazio.

Nel 1970 arriva la delusione di Coppa
Roma 1969-70 – In piedi da sinistra: Giunulfi, Bet, Landini, Spinosi, Cappellini, Cappelli; accosciati; Santarini, Capello, Peirò, SALVORI, Cordova.

Ben più impegnativa fu la stagione seguente con la Roma impegnata anche nella Coppa delle Coppe dove arrivò sino alle semifinali. Anche in questo caso Salvori fu protagonista assoluto con sette presenze e tre reti, segnando tra l’altro la prima storica rete giallorossa nella competizione (una doppietta ai nordirlandesi dell’ARDS). Non fu fortunata la Roma nelle semifinali con il Gornik Zabrze, costretta alla terza gara di spareggio dopo due pareggi tra cui un 2-2 rocambolesco nel ritorno in terra polacca. Non paghe le due squadre pareggiarono per 1-1 anche sul neutro di Strasburgo, decisivo il sorteggio nell’eliminazione dei giallorossi. Il campionato non diede troppe soddisfazioni alla compagine romanista alla fine solo undicesima, 27 le presenze di Salvori con due reti fatte. Quelli erano anni in cui iniziarono dei rapporti diretti tra il calcio italiano e quello inglese, tanto che nel settembre la Roma aveva quale detentrice della Coppa Italia sfidato lo Swindon Town nella Coppa di Lega Anglo-Italiana, ma fu quest’ultimo a vincere il trofeo (2-1, 0-4). A fine campionato invece i giallorossi parteciparono anche al Torneo Anglo-italiano. Delle quattro gare, due in Inghilterra e due in Italia, Salvori ne giocò tre.

Salvori diviene titolare inamovibile
8 febbraio 1970 – Roma – Napoli 2 – 1 SALVORI, Cappellini (R), Altafini (N)

Senza l’impegno di coppa la Roma riuscì a conquistare un buon sesto posto in campionato nell’annata 1970-71, quella dello scudetto al Cagliari, arrivando ai quarti in Coppa Italia dove la costante di quegli anni era la vittoria nel derby con la Lazio. Cugini a cui non furono sufficienti due pareggi nei derby per evitare la retrocessione. Stagione della Roma un pò travagliata per le contestazioni dei tifosi e i contrasti tra il presidente Marchini e l’allenatore Herrera, quest’ultimo venne esonerato a cinque gare dalla fine; poi al termine del campionato il presidente Marchini lascerà la presidenza ad Anzalone. In quella stagione Salvori giocò tutte le gare ufficiali, sia di campionato che di Coppa Italia che dell’anglo-italiano.

1970-71 – L’esultanza romanista al pareggio di Petrelli allo scadere del derby di andata (1-1), in quello di ritorno la rete del 2-2 sarà segnata da SALVORI.
La conquista della Coppa anglo-italiana
31 ottobre 1971 – Roma – Inter 3-1 La Rosa, Cappellini (R), Boninsegna (I), SALVORI (R)

La stagione 1971-72 vide il nuovo presidente Anzalone richiamare sulla panchina Helenio Herrera. Ma la Coppa Italia non iniziò nel migliore dei modi con la Roma che venne sconfitta di fronte a 7o mila spettatori nel derby con una Lazio che militava in serie B, la rete di Chinaglia pregiudicherà la qualificazione giallorossa. In campionato dopo un buon inizio la Roma non riuscì ad inserirsi nell’alta classifica. La gioia arrivò a giugno quando nel Torneo Anglo Italiano la Roma si qualificò per la finale che venne giocata all’Olimpico contro il Blackpool. I giallorossi si imposero per 3-1 grazie alle reti di Cappellini, Scaratti e Zigoni. Dopo la conquista di due Coppe Italia, questo è il terzo trofeo per Elvio Salvori che ancora una volta giocò tutte le gare ufficiali disputate dalla Roma.

I giocatori romanisti festeggiano la conquista del Trofeo Anglo-italiano
L’ultimo campionato in giallorosso
Roma 1972-73 – In piedi da sinistra: Bet, Ginulfi, Peccenini, Mujesan, Cordova, Spadoni, Santarini; accosciati: dirigente X, Orazi, Franzot, SALVORI, Morini.

La stagione 1972-73 segnerà l’ultimo capitolo romano di Elvio Salvori il quinto consecutivo, sempre con Helenio Herrera quale allenatore, e il settimo complessivo in maglia giallorossa. Un campionato dalle grandi emozioni e dalle tante paure che solo all’ultima giornata si è deciso in testa come in coda. Nella stagione dove all’ultima giornata il Milan perse lo scudetto  a Verona, la contemporanea vittoria della Juventus a Roma grazie ad una rete di Cuccureddu all’85’ portò lo scudetto ai bianconeri e relegò la Roma alla terzultima posizione in classifica, in larga coabiatazione con altre tre squadre. Alla fine retrocesse l’Atalanta per differenza reti dopo che Sampdoria e Vicenza affiancarono bergamaschi e romani. Male i giallorossi anche in Coppa Italia dove non superarono le eliminatorie di settembre. Per il terzo anno consecutivo Elvio Salvori giocò tutte le gare del campionato, della Coppa Italia e del torneo anglo-italiano, nel quale la Roma fu capace di perdere tre gare su quattro. Nella stagione d’addio da ricordare anche una storica amichevole che la Roma fece a San Donà di Piave il 21 settembre 1972 e che vide i giallorossi sconfiggere per 6-0 il San Donà allenato da Sergio Manente, la quinta rete fu segnata da Elvio Salvori.

Il bilancio nella capitale

Se nel sandonatese Salvori è da sempre conosciuto come il « Ciai », i tifosi romanisti lo avevano simpaticamente soprannominato come il « motorino » per il suo continuo correre su e giù per il campo durante tutto l’incontro. Nelle sette annate con i giallorossi ha giocato 170 gare in campionato con 7 reti segnate, 30 presenze e 2 reti in Coppa Italia, 8 presenze e 3 reti segnate nelle Coppe Europee, 18 presenze e nessuna rete nelle competizioni anglo-italiane. Con la Roma ha vinto due Coppe Italia e una Coppa Anglo-Italiana, giocando con tanti giocatori di valore che metterli tutti in fila renderebbe complicata la scelta.

Il trasferimento al Foggia
Foggia 1973-74 – In piedi da sinistra: allenatore Toneatto, Piraccini, Colla, Bruschini, Salvori, Trentini; accosciati: S. Villa, Valente, Rognoni, Pavone, Del Neri, Cimenti.

Ceduto a sorpresa nell’estate 1973 dal presidente romanista Anzalone al Foggia, inizialmente Salvori non accettò di buon grado il trasferimento. A complicare la nuova avventura anche un infortunio che ne condizionerà l’impiego tanto che riuscì a giocare solo nove gare ( più tre in Coppa Italia). Debole il suo contributo al campionato rossonero al cui termine i foggiani scivolarono in serie B, complice anche una serie di penalizzazioni in classifica, compresa quella ai foggiani di tre punti, che rese incerte le sorti delle retrocesse sino alla sentenza definitiva della CAF.

Le tre annate all’Ascoli
Ascoli 1974-75: In piedi da sinistra: Macciò. Anzivino, Scorsa, l’allenatore Mazzone, SALVORI, Zandoli

Nel 1974-75 Salvori si trasferì al neopromosso Ascoli del presidentissimo Costantino Rozzi e allenato da Carlo Mazzone, veri condottieri che dalla serie C portarono l’Ascoli sino alla serie A. Dopo un difficile apprendistato l’Ascoli riuscì a risalire la china ottenendo la salvezza, cosa che non accadde nella stagione seguente quando all’Ascoli guidato da Riccomini non fu sufficiente la vittoria di prestigio sull’Inter per evitare nelle ultime gare la lotta punto a punto per la salvezza. Il pareggio all’ultima giornata all’Olimpico con la sua ex Roma non bastò all’Ascoli di Salvori per mantenere la serie A, a pari punti con la Lazio la differenza reti favorì i biancocelesti. Salvori rimase all’Ascoli anche nella stagione di serie B ma i marchigiani non riuscirono a riconquistare subito quella Serie A che in precedenza aveva visto protagonista Salvori per tredici campionati consecutivi. Ad Ascoli Salvori ha totalizzato 78 presenze in campionato senza reti all’attivo, in Coppa Italia saranno invece 9 le presenze senza nessuna rete.

Gli ultimi campionati in serie C

Dopo aver giocato nelle categorie maggiori nel 1977 Elvio Salvori scese in serie C militando per due annate con il Chieti, dove tra l’altro ebbe modo di giocare ancora nel torneo anglo-italiano (sconfitta in finale con il Sutton United). Seguirono poi tre annate al Grosseto in Serie C2, prima di chiudere la carriera al Civitavecchia sempre in serie C2 all’età di trentanove anni.

Il calcio vissuto dalla panchina
San Donà 1992-93 – In piedi: Cecconi, l’allenatore Salvori, Farsoni, Maschietto, Cappelletto, Garau, il massaggiatore Gerotto, Dall’Armellina
Seduto: Tamellini, Giacomin, Meacci, Cardaio, Del Zotto, Castellan, Gotti
Seduti: Rizzetto, Bisiol, Andreoli, Faoro, Bonafin

Terminata l’attività sul rettangolo di gioco Salvori iniziò una lunga carriera da allenatore tra Interregionale, Serie C2 e formazioni Primavera, con una certa preferenza per le squadre sarde. Al Cagliari tra l’altro rimase sei anni a guidare la formazione Primavera. Nella stagione 1992-93 allenò anche il San Donà nel Nazionale Dilettanti classificandosi al settimo posto e ponendo le basi di quella formazione che adeguatamente rinforzata sarà poi portata in alto da Ezio Glerean. Un legame quello con San Donà di Piave mai interrotto tornandovi sempre nei periodi nei quali non era impegnato con l’attività calcistica, mantenendo le tante amicizie e stabilendosi in via definitiva una volta terminato anche l’impegno come allenatore. Spesso e volentieri lo si incontra per le vie del centro e non è raro che l’argomento calcistico attraversi i ricordi di coloro che hanno seguito la più longeva carriera di qualsiasi altro calciatore della celebre « Razza Piave » di breriana memoria.

Elvio Salvori ad una premiazione del Circolo Centrocampo Biancoceleste, alla sua sinistra Silvano Tommasella e Elisabetta Vignotto (aprile 2011)

I Protagonisti del calcio sandonatese: 1. Francesco Canella “Dall’Oratorio al tetto del mondo”; 2. Arturo Silvestri con lo scudetto sul petto nella stagione 1951-52; 3. Guerin Sportivo | Adriano Meacci: «Scusate il ritardo »; 4. Glerean: « Nessun segreto, grande San Donà »; 5. Guerrino Striuli « Il gatto nero »; 6. Elvio Salvori, un sandonatese a Roma; 7. « Bomba » Cornaviera, una vita per il San Donà; 8. Silvano Tommasella, il miglior terzino biancoceleste; 9. « Nanni » Perissinotto, il bomber che stregò la Capitale; 10. Antonio Guerrato, quell’ala destra che non sbagliava una punizione; 11. Orfeo Granzotto: « Così è nato il Sandonà dei sogni »; 12. Bruno Visentin, il « Colombo » che volò in serie A; 13. Angelo Cereser, i suoi inizi sandonatesi visti da Torino; 14. Enzo Ferrari, quel sandonatese famoso prima di esserlo

Dall’oratorio al tetto del mondo

AMBROSIANA: In piedi: Tonon, Lucchetta, Giovannini, Cuzzolin Giancarlo, Bianchini, Modolo Dino, dirigente Rizzo, dirigente Lucon
Accosciati: Canella, Cuzzolin Giuseppe, Maschietto Adriano, Cibin, Granzotto, Rossi

Nella San Donà del secondo dopoguerra pochi erano i divertimenti e men che meno i pochi soldi che circolavano erano indirizzati ad essi. L’unico vero divertimento era il rincorrere un pallone sul campo dell’oratorio sognando di diventare un campione. Non vi erano possibilità per ammirare i propri idoli se non sfogliando dei giornali o ascoltando la radio armandosi di grande fantasia, e ben più tardi sui rari programmi sportivi della televisione dell’epoca guardata in qualche locale pubblico.

AUDAX: In piedi: Boeretto Nico, Zia Giuseppe, Battistella Bruno, Canella Francesco, Tonon Renzo, Camillo Antonio, dirigente Lucon Gino
Accosciati: Girardi Giuseppe, Maschietto Lorenzo, Maschietto Adriano, Guerrato Valerio, Mestre Gabriele, Canzian Francesco

L’oratorio dunque era quel luogo dove si giocavano infinite partite e dove si organizzavano tanti tornei di cui ancor oggi ci rimane traccia nelle tante foto in bianco e nero, dove erano ritratti ragazzi ma anche adulti che nei tanti anni indossarono le maglie di quelle squadre oratoriali. Proprio scorrendo quelle foto si possono riconoscere tanti volti noti che poi fecero carriera nel mondo del calcio, non solo nella squadra cittadina ma addirittura ebbero la fortuna e la bravura di arrivare lì dove quella loro fantasia di bambino aveva sognato, la serie A.

Francesco Canella, gli inizi sandonatesi

Tra quei volti in molte foto si riconosce un giovane Francesco Canella. Classe 1939 iniziò la sua carriera con il San Donà debuttando giovanissimo in maglia biancoceleste appena sedicenne il primo maggio 1955 in casa del Coin Mirano segnando la rete della vittoria. Era un periodo difficile per il calcio sandonatese che dopo il fasti della serie C era ritornato a militare in Promozione. Solo grazie ad un accordo con il Venezia si riuscì a far fronte ai debiti. Tre anni durante i quali i migliori giovani del Venezia venivano a fare esperienza al San Donà e i migliori elementi del San Donà passavano poi in nero verde. Canella giocò anche nel 1955-56 in biancoceleste per poi passare al Venezia.

Dall’esordio in serie B al Venezia a quello in serie A con l’Udinese

Venezia 1957-58: In piedi, da sinistra: Carlo Alberto Quario, Franco Rampazzo, Sergio Mion, Luigi Milan, Luigi Bertossi, Gianni Molinari, Dino Fragni.
Accosciati, da sinistra: Franco Frasi, Battista Tressoldi, Daniele Danieli, Bruno Cicogna, Francesco Canella.

Inizialmente aggregato alle giovanili del Venezia, rapidamente si mise in luce tanto da debuttare in quello stesso anno in serie B. In tre annate con il Venezia giocò 67 partite segnando 17 reti. Nell’estate del 1959 venne ceduto all’Udinese, squadra di serie A, con cui debuttò il 25 settembre 1959 in Udinese-Fiorentina 0-2. Era una squadra bianconera in perenne lotta per la salvezza nella massima serie, alla terza e ultima annata in maglia bianconera di Canella arrivò la retrocessione in serie B.

Francesco Canella in amichevole con l’Udinese allo stadio Verino Zanutto

Un biennio in serie A alla Fiorentina

Dopo 66 presenze e 17 reti con l’Udinese, Canella rimase nella massima serie trasferendosi alla Fiorentina. Nelle due annate in viola disputò 40 gare segnando 6 reti, raggiungendo così le cento presenze complessive in serie A. Nella seconda stagione a Firenze come già accaduto a Udine ebbe come compagno di squadra un altro sandonatese che poi si farà strada in serie A, Elvio Salvori.

Dal Messina alla grande Inter

Nell’estate 1964 viene ceduto al Messina, squadra di serie A, con cui non debuttò mai quindi nel mercato autunnale passò niente meno che all’Inter. La squadra nerazzurra l’anno prima aveva perso lo scudetto nello spareggio con il Bologna, ma era riuscita a vincere la Coppa dei Campioni e nel settembre 1964 anche la Coppa Intercontinentale. Canella arrivava in una squadra ben collaudata e nella quale stava facendo i primi passi un altro sandonatese che segnerà la storia di questo club, Gianfranco Bedin. Nemmeno il tempo di riporre le valigie che subito arrivò il debutto in una delle gare più importanti della stagione come il derby con il Milan. L’allenatore Helenio Herrera alle prese con le assenze dei titolari Corso e Milani gettò nella mischia Francesco Canella, gli esiti di quella gara non furono favorevoli con i rossoneri vincenti per 3-0.

Poco spazio nella grande Inter

In un calcio che ancora non conosceva le sostituzioni trovare spazio divenne complicato tanto più in un’Inter ai vertici italiani ed europei che vide a fine stagione la squadra di Moratti vincere lo scudetto e conquistare nuovamente la Coppa dei Campioni. In quel campionato Canella venne schierato solo in altre due occasioni, nelle gare vincenti con Lazio e Sampdoria. La stagione successiva si aprì con l’Inter che si confermò sul tetto del mondo vincendo nuovamente la Coppa Intercontinentale nel settembre 1965. In quel settembre Canella disputò la sua quarta gara con l’Inter quando i nerazzurri di ritorno dalla vincente trasferta sudamericana si trovarono a disputare più gare nell’arco di pochi giorni. L’esperienza nerazzurra si concluse nel mercato d’ottobre quando venne ceduto in serie B al Genoa, per lui in nerazzurro solo quattro presenze in campionato, ma un palmares dove può annoverare uno scudetto, una coppa dei campioni e una coppa intercontinentale.

L’Inter vincitrice di Coppa Campioni e Coppa Intercontinentale 1964-65

L’ultima stagione in serie A

Non terminò qui l’esperienza in serie A di Francesco Canella, che dopo il campionato al Genoa passò al neopromosso Lecco. In quella stagione 1966-67 con i biancocelesti giocò 21 gare che porta il suo computo finale nella massima serie a 129 presenze e 23 reti.

Dopo la serie A, il ritorno in Veneto nelle serie minori

Nel 1967 Canella si riavvicinò a casa giocando in serie C prima alla Mestrina e poi al Marzotto Valdagno. Scese quindi in Serie D al Belluno con cui sfiorò la vittoria del campionato nel 1969-70, centrandola poi l’anno seguente. Con i gialloblu disputerà altri due campionati di serie C.

Belluno 1970-71

Il ritorno al San Donà

All’età di trentaquattro anni decise di tornare al San Donà nel doppio ruolo di allenatore-giocatore. In quella stagione le ambizioni biancocelesti di una pronta risalita in serie D non furono ripagate. Ci volle un altro anno al San Donà per vincere il campionato di Promozione, ma questa è già un’altra storia visto che a partire dal 1974-75 Canella abbracciò definitivamente la carriera di allenatore. Come giocatore può vantare in serie A 129 presenze e 23 reti, in serie B 84 presenze e 20 reti, in serie C 113 presenze e 6 reti, in serie D 62 presenze e 22 reti, infine quelle con il San Donà 38 presenze e 6 reti.

L’ultima stagione da giocatore di Francesco Canella, San Donà 1973-74
In piedi: Zadel, Marchesin, Schiavo, Tomba, Zanin
Accosciati: Brescaccin, Moro, Canella, Gino Zamuner, Gagliazzo, Scattolin

Dopo il campo, la panchina

Dopo le stagioni 1973-75 in Promozione, Francesco Canella allenò in serie D il San Donà per altre due stagioni inframezzate da un’annata al Montebelluna. Quindi nel 1978-79 divenne dirigente del San Donà pur sostituendo brevemente l’allenatore Franzon per tre gare. Dal 1979-80 la sua carriera è proseguita lungamente al Portogruaro sia come allenatore che come dirigente, con il solo intermezzo al Belluno nell’1981-82, e poi alla Sanvitese.

La Carriera:

Le figurine Panini

Numerosi i campionati di serie A di Francesco Canella, ma solo quattro figurine Panini. I trasferimenti a novembre non lo hanno favorito nelle raccolte Panini come nemmeno nelle altre di quell’epoca. Curiosamente esistono anche delle figurine di Canella al Messina, pur non avendo avuto presenze nella squadra siciliana.

Una figurina d’epoca di Canella all’Inter e un paio di quelle al Messina, l’altra dell’Inter è un’edizione recente.

Altre figurine di Francesco Canella: con Venezia e Udinese; con la Fiorentina.

Wikipedia: Francesco Canella

I Protagonisti del calcio sandonatese: 1. Francesco Canella “Dall’Oratorio al tetto del mondo”; 2. Arturo Silvestri con lo scudetto sul petto nella stagione 1951-52; 3. Guerin Sportivo | Adriano Meacci: «Scusate il ritardo »; 4. Glerean: « Nessun segreto, grande San Donà »; 5. Guerrino Striuli « Il gatto nero »; 6. Elvio Salvori, un sandonatese a Roma; 7. « Bomba » Cornaviera, una vita per il San Donà; 8. Silvano Tommasella, il miglior terzino biancoceleste; 9. « Nanni » Perissinotto, il bomber che stregò la Capitale; 10. Antonio Guerrato, quell’ala destra che non sbagliava una punizione; 11. Orfeo Granzotto: « Così è nato il Sandonà dei sogni »; 12. Bruno Visentin, il « Colombo » che volò in serie A; 13. Angelo Cereser, i suoi inizi sandonatesi visti da Torino; 14. Enzo Ferrari, quel sandonatese famoso prima di esserlo